L’importanza del dialogo tra le diverse Amministrazioni: il punto di vista del Provveditore di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta sulla collaborazione con le Regioni

Rita Monica Russo[1]

(ABSTRACT) ITA

Dedicare attenzione all’istituzione “carcere” significa concentrare l’attenzione sulla cura di persone che vivono o lavorano in istituti penitenziari, come quello di Torino. Il ruolo di Direttore, però, può svolgersi attraverso un fecondo confronto con figure come quelle dei Garanti, nazionali, regionali e territoriali.

(ABSTRACT) EN

To focus attention on the institution “prison” means to concentrate on the care of people who live or work in penal institutions, such as the one in Turin. The role of Director, however, can take place through fruitful confrontation with figures such as those of the Guarantors, national, regional and territorial.

Sommario:

1. Premessa: la presenza dei Garanti voluti dagli Enti locali – 2. Un focus sulla sanità penitenziaria nel distretto di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. – 3. L’attuazione della Riforma e l’attivazione dell’Osservatorio sulla sanità penitenziaria. – 4. Il caso della Casa Circondariale di Torino

1. Premessa: la presenza dei Garanti voluti dagli Enti locali

In occasione della seconda edizione del Festival nazionale della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, che quest’anno è stato organizzato dalla Regione Piemonte e che si svolge a Torino, tramite la Prefettura, il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica ha voluto avere notizie specifiche sul carcere di Torino[2]; abbiamo avuto modo di scrivere una relazione dettagliata su quello che si fa su quello che non si fa, sui nostri bisogni e sulle nostre necessità. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dunque avuto modo di avere visione di quello che è il carcere torinese, forse l’istituto penitenziario più complesso d’Italia.

Oggi, lo diciamo per essere da sprone per tutti, dedicare attenzione all’istituzione “carcere” significa dedicarsi al benessere e alla cura di persone che vivono o lavorano nel carcere di Torino, ma anche di tutti gli istituti penitenziari sul territorio nazionale.

Sposo certamente gli autorevoli interventi pronunciati in questa occasione: personalmente provengo dalla carriera dei Direttori penitenziari, come molte altri colleghi e colleghe, per cui non vedo positivamente il lavoro di un Direttore, senza un fecondo confronto con un nuovo punto di riferimento come quello dei Garanti[3]. Sappiamo che in Italia sono stati istituiti il Garante nazionale, i Garanti regionali e i Garanti territoriali: per noi, loro sono stati più di tutti al nostro fianco nei momenti tragici della pandemia e dell’emergenza. Di questo bisogna darne merito alle Regioni e ai Comuni che hanno deciso di istituire le figure di Garanzia oggi attive negli Enti del territorio.

2. Un focus sulla Sanità penitenziaria nel distretto di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta

Per molti aspetti l’Amministrazione penitenziaria può sembrare indebolita, ma io rivendico certamente una cosa: il complesso periodo Covid-19 è passato indenne, per quanto possibile, grazie all’operato dell’Amministrazione penitenziaria che si è reinventata, riuscendo a gestire situazioni dolorose per tutti. Molti di noi hanno lottato con le Regioni per avere dapprima i presidi sanitari dedicati, poi i vaccini, ed in generale per avere l’assistenza sanitaria necessaria a rispondere alla situazione di emergenza negli istituti penitenziari. Un ringraziamento va fatto anche al personale sia della Polizia Penitenziaria, sia del ruolo civile, che sotto molti aspetti hanno impedito di ostruire i Pronto Soccorso in molte parti d’Italia, anche con la presenza dei detenuti malati a causa del Covid-19. Il periodo della pandemia ci ha dunque insegnato a lavorare con un nuovo tipo di emergenza, diversa da quella a cui eravamo abituati in passato; il Covid-19 ci ha rinforzati sotto diversi punti in maniera positiva, perché come scriveva Albert Einstein[4] “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.” Per noi molto probabilmente è stato così.

Il ruolo delle Regioni è fondamentale in carcere, ed è il punto di riferimento di ogni Provveditore.

È indubbiamente vero che, però, la popolazione detenuta di tutte le Regioni italiane è diversa. La popolazione detenuta si diversifica sul territorio nazionale, perché diverse sono le provenienze geografiche delle persone che si trovano ristretti nell’ambito penitenziario[5].

Nelle Regioni del Nord Italia si registra una percentuale più alta di detenuti stranieri rispetto alla media nazionale: nella Regione Liguria si trovano numerosi detenuti provenienti dall’America del sud, mentre a Torino i detenuti stranieri provengono per lo più dalle zone africane più in difficoltà. Pertanto, l’approccio deve essere diversificato sul territorio.

Per un Provveditore responsabile di un Distretto come quello di Torino, che comprende il Piemonte, la Liguria e la Valle d’Aosta, è come essere al contempo tre persone diverse, perché diverse sono le richieste che provengono dai detenuti. Ci sono dunque approcci differenziati: in Liguria, ad esempio, abbiamo un approccio maggiormente di rete; diversamente, invece, in Piemonte la rete si tocca meno con mano.

In Piemonte ho sicuramente trovato, rispetto al ruolo dell’Ente, un’eccellenza nella formazione professionale, negli Sportelli Lavoro Carcere[6], nei cantieri di lavoro e in tutte le strutture che ruotano intorno alle politiche attive del lavoro. Provenendo dall’esperienza di una direzione di carcere in una Regione del sud Italia, non particolarmente avanzata da questo punto di vista, una offerta di formazione professionale come quella della Regione Piemonte risulta essere invidiabile dagli altri Provveditori.

Inoltre, sotto il profilo della sanità penitenziaria non ritengo che il Piemonte sia peggiore di altre Regioni, perché i problemi in materia sono comuni a quasi tutte. Ciò che rileva di più è la necessità di una programmazione che parta dalle patologie che si registrano negli istituti penitenziari; non vi è uno studio approfondito su dove puntare le poche risorse che si hanno. Prendendo, ad esempio, il target dei detenuti stranieri possiamo constatare che fisicamente essi sono più in salute rispetto ad altri ristretti, ma sicuramente per loro rimangono gravi gli effetti di disagio psichiatrico che deriva alle privazioni affettive e dall’invisibilità sociale: spesso abbiamo in carico persone, anche molto giovani, le quali hanno subito violenze nei loro Paesi d’origine o nei viaggi disperati verso l’Occidente.

I dati ci riportano che solo nell’ASL Città di Torino si sono spesi quasi otto milioni di euro per la sanità penitenziaria: una spesa sicuramente corposa. Ma sarebbe importante vedere anche come queste risorse sono spese e vederne l’assegnazione. A mio avviso è poco adeguato determinare l’assegnazione di fondi economici alle strutture penitenziarie del Provveditorato senza fare alcuna differenza se si tratta di detenuti di alta sicurezza, oppure detenuti che presentano patologie particolari, oppure che siano appartenenti a circuiti speciali.

Personalmente posso dire di essere d’accordo sull’istituzione di un medico penitenziario dedicato; non vi sono medici che conoscano la storia del paziente; non abbiamo medici che conoscano quali possano essere i benefici nelle cure dei detenuti e, soprattutto, nessuno di loro ha contezza degli obblighi medici in base all’ordinamento penitenziario. Spesso gli operatori disconoscono completamente quale sia il ruolo negli istituti penitenziari e ogni volta che il medico cambia, bisogna iniziare nuove relazioni fatte di competenze, ma soprattutto di prendersi cura di persone vulnerabili. Occorre far conoscere i protocolli sulla prevenzione del rischio suicidario[7], ma la discontinuità degli incarichi ostacola la conoscenza del contesto e della misura che gli interventi e le cure richiedono in un carcere. Ovviamente, fare sanità in questo modo risulta essere molto difficile.

3. L’attuazione della Riforma e l’attivazione dell’Osservatorio sulla sanità penitenziaria

Infine, riproporrei qui una richiesta: ho segnalato più volte alla regione Piemonte ed al Garante regionale Mellano la necessità di un Osservatorio sulla sanità Penitenziaria[8].

Questo Provveditorato sente forte la necessità di confronto con la parte strategica della Regione, con gli Assessori che si occupano di Sanità o che hanno competenze integrate sociosanitarie, e questo lo ritengo un punto di debolezza. Il confronto con il Garante regionale del Piemonte è costante, anche il confronto con i medici è costante, ma vi è necessità di avere qualcuno che alla fine dia delle risposte, perché si devono riportare risultati rispetto alla comunità penitenziaria. Perché ai detenuti, al personale di polizia penitenziaria e agli operatori del trattamento si devono delle risposte, e non si può pensare che sia lecito rinviare le soluzioni e gli aiuti di cui hanno bisogno.

4. Il caso della Casa Circondariale di Torino

Il mio riferimento è soprattutto la casa Circondariale di Torino, sul quale per scelte della regione insiste tutta la sanità penitenziaria piemontese senza per questo pensare che l’istituto oggi non è in grado di affrontare ulteriori sfide scelte da altri e che invero sono imposte dalle criticità che investono la sanità pubblica. In gran parte degli istituti penitenziari della Regione non vi è adeguata assistenza specialistica, non vi è un’assistenza psichiatrica, e sono garantiti anche a fatica i servizi per l’assistenza sanitaria di base, che spesso viene anche interrotta senza preavviso, con un innalzamento dei dati sulla movimentazione all’esterno delle persone detenute per non essere in grado di tutelate la salute nell’ambito intramurario.

  1. Provveditore dell’Amministrazione penitenziaria di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
  2. Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, via Maria Adelaide Aglietta 35, https://www.carceretorino.it.
  3. v. https://www.cr.piemonte.it/dwd/organismi/garante_detenuti/2020/mellanoscomparin.pdf.
  4. Einstein A. (1934), “Il Mondo come lo vedo io”.
  5. Ministero della Giustizia, (https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST459023).
  6. Lo Sportello Lavoro in carcere è un progetto della Regione Piemonte, finanziato con le risorse del Programma regionale FSE+ 2021-2027 per sostenere l’inserimento lavorativo delle persone sottoposte dall’autorità giudiziaria a misure restrittive o limitative della libertà personale, attraverso la loro presa in carico all’interno del carcere nel corso della parte residuale dell’esecuzione penale.
  7. v. http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2019/21/attach/dgr_08858_1050_29042019.pdf.
  8. D.P.C.M. del 1° aprile 2008 all. 1 art. 1 allegato A “Al fine di valutare l’efficienza e l’efficacia degli interventi a tutela della salute dei detenuti, degli internati e dei minorenni sottoposti a provvedimento penale, garantendo, nel contempo, l’efficacia delle misure di sicurezza, viene realizzato in ogni Regione e Provincia autonoma un Osservatorio permanente sulla sanità penitenziaria, con rappresentanti della Regione, dell’Amministrazione penitenziaria e della Giustizia minorile, competenti territorialmente senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.”